La lunga crisi del liberalismo statunitense tra planning e governance dei movimenti sociali
DOI:
https://doi.org/10.60923/issn.1825-9618/24058Parole chiave:
Liberalismo statunitense, Movimenti sociali, Planning, War on Poverty, Community Action ProgramAbstract
Prendendo in analisi le politiche della Great Society di Lyndon Johnson e in particolare quelle della War on Poverty, il saggio discute le trasformazioni che il liberalismo si trova ad affrontare di fronte all’emergere di organizzazioni e movimenti sociali la cui radicalità mette in questione il compromesso del New Deal. Proprio lungo questa crisi, in cui pensa di poter governare le forze sociali affrontando finalmente le divisioni razziali, il liberalismo statunitense sceglie di liberarsi del fardello politico dell’ordine newdealistico e della sua pianificazione sociale per rispondere tanto alle critiche dei movimenti quanto agli affondi dei conservatori, ma soprattutto per riportare al centro l’etica dell’individuo contro lo sviluppo radicale e incontrollato di forze collettive che avevano sfruttato la programmazione dei Community Action Program sia per ottenere risorse, sia per rovesciare quella pace sociale che gestiva e garantiva le gerarchie razziste, patriarcali e di classe.
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