Quaderni di Scienza & Politica

Quaderni di Scienza & Politica Hermes & Minerva

Quaderno N. 5 Anno 2016

Monica Cioli

Arte e scienza internazionale. Il “modernismo” fascista negli anni Venti

L’ipotesi di fondo del libro si basa sulla constatazione che la scienza e l’arte siano, insieme al lavoro, gli strumenti principali con i quali il duce ha aderito allo Zeitgeist del modernismo. Integrando lo studio del Congresso internazionale di fisica tenuto a Como nel 1927 con altri eventi culturali di marca fascista – la partecipazione italiana all’“Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes” del 1925 e il Congresso internazionale di matematica svoltosi a Bologna nel 1928 – emerge nel disegno come nella pratica di Benito Mussolini, un filo conduttore che passa per l’arte e la scienza. Due campi da considerare con attenzione particolare da parte del nuovo regime allo scopo innanzi tutto di conquistare credibilità e reputazione in ambito internazionale, ma anche due campi su cui operare per obiettivi politici interni, a partire da quello di legare al fascismo strati differenziati di operatori intellettuali, che dovevano contribuire a formare quella nuova classe dirigente di cui il regime aveva bisogno.

Quaderno N. 4 Anno 2016

Pierangelo Schiera

Società e stato per una identità borghese.
Scritti scelti

Questa terza raccolta degli scritti di Pierangelo Schiera riunisce testi usciti tra il 1976 e il 2013. Il volume riprende alcuni dei principali percorsi di ricerca che hanno finora caratterizzato la sua opera. In primo luogo quello centrato sul lungo processo di costituzione dello Stato moderno: esso viene indagato attraverso lo studio della ragion di Stato e del costituzionalismo. In questo terzo volume domina tuttavia l’attenzione per la costituzione della società moderna. All’interno di questo secolare processo la melancolia emerge come simbolo della condizione umana, ovvero di una individualità che deve costantemente inventarsi e disciplinarsi. La faticosa disciplina di questi individui mira a raggiungere una condotta di vita capace di esprimere una scelta etica. L’indagine storica di classici del pensiero politico, quali Christian Thomasius, Wilhelm von Humboldt e Max Weber, si affianca all’analisi di autori altrimenti considerati minori come Adolf Knigge e Madame de Staël, Sismonde de Sismondi o Joseph Arthur de Gobineau, ma restituisce anche la politica dell’arte di Ambrogio Lorenzetti e Johann Sebastian Bach. In tutti questi casi al centro dell’attenzione di Schiera è il carattere dottrinario delle loro produzioni intellettuali, ovvero il modo in cui tutte le loro diverse opere contribuiscono all’autoconsapevolezza della società. In questo laboratorio secolare, che fonde istituzioni, socialità e individuo, si forma lentamente ma inequivocabilmente l’identità borghese.

Quaderno N. 3 Anno 2015

Luigi Del Grosso Destreri
con
Alberto Brodesco, Massimiano Bucchi, Pierangelo Schiera

Indeterminazione, Serendipity, Random:
tre “misure” dell’incertezza

Il volume è un omaggio a Luigi del Grosso Destreri. Esso comprende un suo saggio inedito sull’epistemologia delle scienze sociali che dalla formazione della “coscienza scientifica moderna” arriva fino alla sociologia sistemica e alla sua critica. L’idea di fondo – che collega questo saggio con i successivi - è che la conoscenza scientifica non deriva necessariamente dalla misurazione sempre più esatta dei fenomeni politici e sociali, ma può anche derivare «da osservazioni casuali che spingono la ricerca a indirizzarsi in nuove direzioni». Questa tensione verso un’epistemologia aperta viene ripresa da Alberto Brodesco che ripercorre la fortuna popolare della teoria dell’indeterminatezza scientifica di Heisenberg, mentre Massimiano Bucchi ricostruisce l’introduzione della categoria di serendipity da parte di Robert K. Merton. Pierangelo Schiera, infine, introduce l’approccio storiografico della random history, come approccio che dovrebbe tentare di dare conto del carattere non necessariamente ordinato dell’esperienza storica.

Quaderno N. 2 Anno 2015

Raffaella Sarti

Servo e padrone, o della (in)dipendenza.
Un percorso da Aristotele ai nostri giorni.
I. Teorie e dibattiti

Muovendosi tra filosofia politica, storia politica, storia culturale, storia di genere, storia sociale, demografia storica e sociologia, questo libro, composto di due volumi, anzitutto ripercorre sul lungo periodo, a partire da Aristotele e con un focus sull’età moderna, i modi di concepire il rapporto servo-padrone, cercando di valutarne l’influenza sulla costruzione della categoria di cittadinanza (vol. I, cap. I).

L’attenzione si sposta poi sulla Prima Rivoluzione inglese e la Rivoluzione francese, due momenti fondamentali nell’elaborazione delle moderne categorie di cittadinanza, ricostruendo il tortuoso percorso che trasformò i domestici da esclusi in cittadini (vol. I, cap. II): un percorso mai del tutto concluso, come mostra l’analisi della persistente influenza delle asimmetrie costruite dentro la sfera domestica. Balza qui in primo piano il ruolo del genere nella costruzione della dipendenza, così come quello della “razza”, dell’etnicità, della condizione migrante (vol. I, cap. III).

Il primo volume dell’opera mostra il rapporto servo-padrone dal punto di vista della vischiosità dei modi di concepire la dipendenza nell’ambito della sfera domestica in un’ottica di lungo periodo, pur documentando, al contempo, le profonde trasformazioni dei soggetti coinvolti in tale rapporto. Questa è solo una parte della storia: accontentarsi di questa prospettiva implicherebbe una lettura parziale e fuorviante (vol. I, Conclusione).

Il secondo volume presenterà le categorie di servo e padrone come terreno di una microfisica del potere fatta di incessanti contrattazioni e lotte quotidiane, individuali e collettive, nelle quali anche le elaborazioni teoriche, le leggi e la letteratura normativa costituiscono armi utilizzate in un duro scontro, in cui l’oggetto del contendere è (banalmente?) il potere.

Quaderno N. 1 Anno 2013

Pierangelo Schiera

Dal potere legale ai poteri globali. Legittimità e misura in politica

Frutto di un'indagine condotta per tappe successive, questo scritto pone sul tappeto le questioni preliminari che Schiera ha incontrato nella ricerca sul DOPO dello Stato moderno, cioè sul suo futuro.

Legalità e legittimità ne sono state storicamente i materiali di costruzione principali, secondo una composizione variabile ma fondamentalmente basata sul principio di autorità che richiede disciplina, cioè obbedienza di molti al comando di pochi. La legge è stata lo strumento razionale – perciò condiviso – di organizzazione del difficile rapporto.

Obbligazione politica derivante da una coscienza razionale ancora precedente: quella dell’insaziabile melancolia dell'essere umano, geneticamente portato alla socialità, ma naturalmente incapace di viverla passivamente. Da qui la costituzionale faziosità comunitaria che va oltre il dato delle differenze di condizione (status) per deviare su sempre nuovi obbiettivi (Border).

L'uomo e il territorio: entrambi sempre più grandi e incontrollabili. Nuovi spazi e nuovi bisogni, a cui il canto della legge giunge più flebile, perché si è astratto, nel tempo, rendendosi incomprensibile. Necessità di trovare misura. Che la legge torni misura per poter essere regola. E che questa misura torni a essere, per quanto possibile, quella dell'uomo. Che deve partecipare al concerto, se vuole; ma deve volerlo, se può; ma può, perché, come sempre, la tecnica glielo consente.

Infine, il grande ruolo dell'amministrazione, da rendere una gabbia di seta e non d'acciaio, per costringere gli uomini alla partecipazione e alla solidarietà, che potrebbero essere, nel mondo globale, la nuova forma dell'obbligazione alla convivenza.