Luoghi a perdere. Hannah Arendt e la questione dei rifugiati

Edoardo Greblo

Abstract


In genere, la teoria politica evita di prendere in considerazione il tipo di danno subito da chi vive escluso da ogni comunità politica, o, al limite, lo considera come un fenomeno di tipo giuridico e politico, ossia la perdita della cittadinanza. È invece essenziale prendere atto che le persone costrette a vivere nel perimetro circoscritto da quell’insieme di disposizioni, istituzioni e spazi che è possibile raccogliere sotto l’etichetta di «campo» subiscono una specifica spoliazione di umanità, e non solo un danno giuridico. Per provare a giustificare questa tesi, è opportuno ripartire dall’opera di Hannah Arendt, che concepisce, appunto, l’apolidicità in termini ontologico-esistenziali e che perciò offre una prospettiva migliore per comprendere i nostri obblighi morali nei confronti di profughi, apolidi e rifugiati.


Parole chiave


Rifugiati; Campo; Immigrazione; Apolidicità; Spoliazione di umanità

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DOI: 10.6092/issn.1825-9618/7553

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