La “lezione” politica di Gianfranco Miglio

Davide G. Bianchi

Abstract


Il lavoro scientifico di Gianfranco Miglio si colloca nel solco del “realismo politico”, a cui si univa il tentativo di studiare i fenomeni politici con la stessa metodologia delle scienze naturali (è questo il senso del “positivismo” migliano). Quale ruolo assegnava quindi al pensiero politico? Per Miglio, la classe politica – moschianamente intesa – si serve delle ideologie per l’esercizio concreto del potere: in particolare, il ceto degli “aiutanti” ha il compito di disimpegnare i compiti tecnici ma anche di pensare le forme di legittimazione dell’autorità. Convinto com’era che con la fine della Guerra fredda si fosse chiusa un’epoca, aperta quattro secoli prima con la nascita dello Stato moderno, negli ultimi anni della sua vita Miglio si dedicò a pensare nuovi modelli politici, e con essi nuove forme di legittimazione del potere. Al di là dei contenuti specifici delle sue proposte costituzionali, l’impegno “militante” dell’ultimo Miglio, più che assolvere un ruolo politico stricto sensu, rispondeva a quella che per lui era l’esigenza teorica di pensare dottrine e istituzioni politiche post-statuali, una volta avvertiti i primi segnali dell’«autunno» dello Stato moderno.

Parole chiave


Gianfranco Miglio; Ideologia; Realismo politico; Positivismo; Costituzione.

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DOI: 10.6092/issn.1825-9618/4229

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