Storia del periodico

Questa che si inaugura non è una rivista, con ambizioni di completezza o di rappresentatività, di disciplinamento o di sistematicità. E queste poche parole d'introduzione non sono un manifesto, né scientifico, né politico-accademico. Si tratta solo di un'occasione, speriamo periodica, di illustrare e possibilmente spiegare - anche a noi stessi - il lavoro che un gruppo di amici compie da qualche anno e spera di continuare a compiere anche negli anni futuri. Il gruppo, composito e molto variegato, si riunisce, da qualche anno, presso l'Istituto storico italo-germanico in Trento, grazie a contributi del CNR, che finora hanno riguardato una ricerca su "Costituzioni sociali, teorie dello Stato, ideologie in Germania", diretta da Pierangelo Schiera e protrattasi dal 1982 al 1988, ed una su "Cultura giuridica e scienze sociali in Italia e in Germania nel secolo XIX", diretta da Aldo Mazzacane, tuttora in corso. È in corso di elaborazione il progetto per una terza ricerca (su temi di storia sociale e costituzionale dell'istruzione superiore e dell'organizzazione scientifica, in Italia dopo l'Unità), per la quale si inoltrerà la richiesta prossimamente, nei tempi dovuti. È inutile dettagliare qui i risultati scientifici a cui i membri del gruppo sono pervenuti in questi anni: sarà compito del Bollettino dare in futuro questo genere di informazioni (in via normale, comunque, tali risultati sono apparsi nelle varie collane dell'Istituto storico italo-germanico, pubblicate dal Mulino). È però necessario sottolineare che tali risultati sono sempre stati di ordine prevalentemente individuale, dato che la forza di coazione del gruppo è - ahimè - assai debole. Ciò non ha impedito che vi siano state, nel corso degli anni, defezioni e nuove acquisizioni, a seconda del mutare delle condizioni, generali e particolari, della ricerca. La mia impressione è che, comunque, il lavoro di gruppo abbia lasciato un segno, non solo quantitativo, ma anche qualitativo. Si è cioè lentamente venuta costituendo fra noi una sorta di communis opinio in cui ci siamo sempre più ritrovati, sia sul piano metodologico che su quello dei contenuti e delle procedure di ricerca. È di tale opinio che queste pagine vorrebbero essere il contenitore: in primo luogo per dare a noi stessi la sensazione che il nostro lavoro può uscire allo scoperto in modo più programmatico di quanto finora accaduto; secondariamente per offrire agli altri il nostro contributo, nella tacita speranza di riceverne in cambio falsificazioni o validificazioni, comunque utili ad andare avanti. Nella copertina del volumetto è raffigurata un'Atena elmata (la Scienza) seduta in posizione inequivocabilmente melanconica. In questa icona sta, a mio avviso, la giustificazione della nostra operazione: interrogarsi sulle ragioni della "melanconia della scienza", sul perché cioè e sul come la scienza oscilli, nei suoi risultati e nelle sue stesse procedure, fra il trionfalismo dell'onnipotenza e l'abbattimento della compromissione. In altre parole, il nostro tema tocca il complicato e plurisignificante rapporto della scienza col potere, nella duplice funzione che quest'ultimo possiede: del comando e dell'obbedienza (nel senso che la scienza serve a rendere più cogente il primo e più forte la seconda). Per questa ragione dichiariamo la nostra opzione per una "storia delle dottrine". In tal modo vogliamo dire che non intendiamo occuparci direttamente ed esclusivamente di "scienza", ma di quelle proiezioni della scienza che si traducono in formule trasmissibili socialmente: in "dottrine" appunto. D'altra parte non vogliamo studiare soltanto quelle dottrine che hanno per oggetto problemi politici (a livello filosofico-ideologico o tecnico-costituzionale). C'interessa invece tentare di registrare e decodificare l'inevitabile impatto "politico" che tutte le dottrine, entro qualsiasi campo d'interesse e d'azione si muovano, hanno, a causa della loro costitutiva funzione "sociale" (attraverso la trasmissione scolare, culturale e ideologica). Va da sé che presteremo l'attenzione maggiore alle dottrine pertinenti al campo delle cosiddette "scienze sociali": qui infatti l'individuazione dei percorsi appena indicati risulta immediatamente evidente. Non abbiamo, oltre a questo, altro intento metodologico o programmatico. Ma solo una preoccupazione: di riuscire a fornire una prova della possibilità di collaborazione e di reciproca comprensione fra studiosi di provenienza e formazione diversa. Se poi da ciò potesse derivare la traccia di un discorso comune, e anche plausibile, allora avremo speso bene il nostro tempo.

Pierangelo Schiera